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“Suona la sveglia, mi alzo, preparo la colazione per me e per la mia famiglia, il sorriso dei miei figli, un bacio di mia moglie e inizia un’altra giornata…

Mi reco al lavoro, lo stesso posto da ormai 15 anni. I colleghi di sempre, gli amici, la routine, gli imprevisti e le nuove sfide. Faccio un lavoro importante, sono un ricercatore, di un importante istituto di ricerca nazionale.

Lavoro per il mio paese, per lo sviluppo tecnologico per raggiungere nuove frontiere, per far crescere la conoscenza. Sento parlare di “ferie”, “pensione”, “tredicesima” e so che non riguarda mai me…ed io vado avanti..e ricerco..senza essere riconosciuto, invisibile agli occhi dello stato..ma vado avanti, a volte non so neanche io perche’…ma in fondo mi piace, ho cuore, passione e quattro soldi per sopravvivere.

Qualche tempo fa una notizia inattesa: “Finalmente possiamo offrirti quello che da anni ti meriti! Un posto a tempo indeterminato!” cosi’ mi dice il mio capo, ormai un amico, una persona di famiglia, esplodendo di felicita’ mi comunica questa inattesa novita’.

Non mi sembra vero…dopo tanti anni avro’ un posto, un posto vero…capiro’ cosa vuol dire “chiedere le ferie”, essere “in malattia”, avere la prospettiva di una pensione, non dover tremare ogni 6 mesi prima del rinnovo, non lavorare piu’ alcuni mesi gratis in attesa di qualche finanziamento,  sembrera’  stupido per molti, ma non lo e’ affatto, per moltissimi….

Oggi e’ un giorno strano, sono in un aula, con ragazzi che potrebbero quasi essere miei figli…sto per compilare un test preselettivo per un concorso…il MIO concorso. Ma cosa ne so di Salvatore Quasimodo e che diavolo fa il COVIP?? E cosa si sono detti a Berlino nel 1800?? Il governo dice che bisogna fare cosi’…devo passare questo test se voglio essere valutato da una commissione che cerca qualcuno che faccia il MIO lavoro. Lo stesso lavoro che ho fatto negli ultimi 15 anni. Loro cercano me! Lo so! Chi altro?

Se non passo il test preselettivo che succedera’? Forse uno zelante ragazzino iniziera’ a fare il mio lavoro e forse in una decina di anni lo fara’ bene come lo faccio io…o forse no…ed io?

io a questo punto penso che mi sono rotto di ricercare…a questo punto penso che e’ lo stato a rimetterci…a perdermi…a questo punto credo che mi cerchero’ un lavoro qualunque e ricerchero’ solo il sorriso della mia famiglia perche’ TU ITALIA NON MERITI PERSONE COME ME!”

Dal Diario di un Ricercatore precario

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